Blue Guercino Atelier

Blue Guercino Atelier

TANTO PUBBLICO PER IL DEBUTTO DI BLU GUERCINO ATELIER AL Cento Street Festival

 Un progetto di animazione culturale nei luoghi del Guercino nel centro storico di Cento

a cura di Liceo Ginnasio G. Cevolani, classe 4 M

Mercoledì 7 giugno in occasione della Notte del Guercino, evento inaugurale della manifestazione Cento Street Festival, le allieve e gli allievi della classe 4 M del Liceo Ginnasio G. Cevolani hanno offerto al pubblico la possibilità di apprezzare aspetti noti e meno noti della vita e dell’arte del grande pittore, raccontando cosa c’è e cosa c’era in alcuni dei luoghi del centro storico più legati alla sua storia.

Vestiti di blu, in omaggio al colore che caratterizza molte opere del maestro centese, hanno animato quattro punti della città che sono diventati lo scenario di una inedita narrazione: le aristocratiche dimore Pannini e Provenzali, dove Guercino lavorò in età giovanile a importanti cicli di affreschi, la celebre casa Fabbri, dove il pittore aprì la sua Accademia del Nudo e infine la Chiesa di San Lorenzo, ora adibita a Pinacoteca per l’esposizione provvisoria di diversi suoi capolavori di arte sacra. Qui i ragazzi hanno accolto numerosi visitatori descrivendo i significati delle opere, mostrando immagini di ciò che non è più visibile o ridando vita all’antica bottega del maestro, dove ci si esercitava nel disegnare i modelli dal vero.

La manifestazione è stata l’occasione per il debutto del progetto Blu Guercino atelier, un laboratorio didattico permanente coordinato da Valeria Tassinari, docente di storia dell’arte del Liceo Cevolani, che si pone l’obiettivo di far appassionare gli studenti alla conoscenza del patrimonio culturale e artistico locale attraverso iniziative di condivisione con il pubblico. Il ritorno in città di parte delle opere del Guercino, per lungo tempo rimaste inaccessibili dopo il terremoto, è divenuto il punto di partenza di un percorso di conoscenza dell’esistente, ma anche di recupero della memoria di quanto è andato perduto o è momentaneamente invisibile. Così, ancorando lo studio della storia dell’arte al contesto del proprio territorio, i ragazzi si riappropriano del patrimonio culturale e ne comprendono le potenzialità, vivendo la città come un libro immaginario nel quale sperimentare in prima persona l’evidenza dei documenti e la suggestione del racconto.